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Un giorno a settimana di digiuno: il segreto del dott. Bedini

Dott. Gabriele Bedini – Biologo Nutrizionista, Specialista in Nutrizione umana e Alimentazione.
Svolge la libera professione in Milano come Biologo Nutrizionista ed è Direttore Scientifico del gruppo “Vitainfinita – Nutrizione e Salute”.
Stare a dieta è difficile come sembra?
Dipende, per quello che ho potuto costatare in base alla mia esperienza, dipende molto dalla convinzione e determinazione del paziente. Ovvio che è necessaria la compliance di questo. Tutte le persone in sovrappeso, dando per scontato che stiamo parlando di una dieta dimagrante dal momento in cui non è l’unico genere di diete che io elaboro, sentono un bisogno sia fisico che psicologico di perdere peso e per tanto di stare a dieta, poi però è determinante l’intensità di tale bisogno, la necessità in certi casi.
Tuttavia, è possibile, in minima parte, rendere meno difficoltosa la dieta impiegando delle strategie alimentari o anche degli integratori che possono ridurre il senso di fame: prima regola è evitare i picchi glicemici, quindi insulinici, per evitare i successivi picchi di fame; importante anche stabilire se si tratta di una fame nervosa e in tal caso si può pensare a un integratore che agisca in tal senso, riducendo la fame nervosa.
Fatta questa premessa, la difficoltà maggiore nel seguire una dieta, è data dalle abitudini giornalieri del paziente, veramente difficile se non impossibile che questi si adattino alla dieta. È più facile, invece, cercare di adattare la dieta personalizzandola in base alle necessità del paziente al fine di aumentare la compliance. Quando parlo di una dieta personalizzata non intendo tanto gli alimenti da impiegare, per quello ritengo necessario che sia il paziente ad adattarsi, per dieta personalizzata intendo l’elaborazione di un protocollo alimentare in linea con le necessità giornaliere di ogni soggetto, soprattutto nella tempistica dei pasti.
In definitiva, come in ogni altro aspetto della vita, la difficoltà ci può essere ma la determinazione la dice lunga sulla riuscita.
Il suo punto di vista sugli integratori alimentari
Sugli integratori alimentari si potrebbe aprire una parentesi infinita, e sarebbe anche bello poter parlare di ognuno valutando singolarmente l’utilità di impiego. Cerco di essere breve ma esplicito: non si può generalizzare sull’utilizzo degli integratori, ma è necessario valutare attentamente la condizione di ogni paziente e il motivo per cui sarebbe opportuno prescrivere un integratore. Nulla di diverso rispetto all’utilizzo dei farmaci. È inopportuno assumere integratori, in certi casi anche dannoso, se non vi è un reale bisogno. D’altra parte, gli integratori sono un ottimo strumento a disposizione del nutrizionista per intervenire qualora vi sia la reale necessità.
Io sono assolutamente a favore degli integratori alimentari, perché conosco il ruolo che hanno e conosco i meccanismi biochimici dell’organismo umano con i quali vanno a interagire. La cosa che ritengo sbagliata è che si possa acquistare e utilizzare un integratore anche senza una prescrizione.
L’esempio più lampante di abuso degli integratori alimentari è quello che riguarda i multivitaminici. Molta gente ne assume senza una cognizione di causa, e la maggior parte delle volte senza nemmeno un reale bisogno. Nella nostra società, per fortuna, non esistono casi di carenze vitaminiche se non in particolari condizioni patologiche. È opportuno sapere che le vitamine possono essere distinti in due gruppi: idrosolubili e liposolubili. Quest’ultime vengono trasportate dai lipidi e possono essere responsabili di un accumulo che sarebbe dannoso tanto quanto la carenza di esse. Anche quelle idrosolubili, che non vengono accumulate nell’organismo possono creare dei danni ai tessuti se in eccesso, per esempio queste vengono escrete a livello renale dove possono favorire la formazione di calcoli.
Ho portato l’esempio più comune, ma se ne potrebbero fare molti altri. Il mio consiglio per la gente è quello di non ricorrere all’utilizzo di integratori alimentari se non sono stati prescritti da uno del settore che, ricordo, può essere solo il biologo nutrizionista o il medico dietologo. Le uniche due figure professionali autorizzate dalla legge a operare autonomamente nell’ambito della dietologia, poiché solo queste due figure hanno seguito un percorso di studi tale da fornirgli le competenze necessarie per operare in questo settore.
Mi rivolgo ai lettori raccomandandomi di non applicare il “fai da te” né dare ascolto a dietisti, tecnologi alimentari, o peggio ancora personal trainer o sedicenti naturopati. Questi non hanno le competenze.
Tre alimenti che non devono mai mancare nel suo frigorifero o nella dispensa e perchè
Immagino che la domanda non sia riferita a quegli alimenti che possono essere i miei preferiti…
Beh è difficile generalizzare anche in questo caso, cercherò di citarne tre importanti ma non è detto che altri alimenti lo siano in minor misura.
Direi che in frigo dovrebbe esserci sempre qualche limone: il limone ha un’azione alcalinizzante il cui effetto rende più facile il lavoro dei nostri sistemi tampone che agiscono quotidianamente per mantenere il giusto pH ematico (uno di questi è, per esempio, la rimozione del calcio dalle ossa per tamponare il pH acido); inoltre il limone contiene poco fruttosio (che è uno zucchero semplice di cui non bisogna abusare) a differenza di tutta l’altra frutta che ne contiene in maggiore quantità, e poi è ricco di vitamina C (attenzione però, la vitamina C si degrada facilmente per azione della luce, ossigeno, calore perciò è sconsigliato spremere un limone e lasciarlo esposto a tali agenti prima del consumo), la vitamina C presente nel limone spremuta sulla carnee sulle verdure a foglia verde permette un maggiore assorbimento del ferro da questi alimenti contenuto poiché ha un’azione antiossidante.
Poi direi le verdure di stagione: queste sono ricche di vitamine, Sali minerali e fitocomponenti ad azione antiossidante. Tutte molecole che sono presenti in minore quantità nelle verdure coltivate fuori stagione in serra o di importazione. Per questo motivo è fondamentale preferire sempre le verdure nel loro ciclo stagionale al fine di nutrire bene il nostro organismo di tali sostanze.
E infine direi anche le spezie, non tanto per il loro valore energetico e nutrizionale che è prossimo allo zero, ma per i loro effetti antiossidanti e antinfiammatori: la curcuma, per esempio, insieme al pepe nero. Infatti, la curcumina, cioè la molecola ad azione antinfiammatoria contenuta nella curcuma, non viene assorbita se non si trova nel tratto digerente in presenza della piperina che è contenuta nel pepe nero. Quindi abbinare alla curcuma sempre un pizzico di pepe nero. Invece, per ottenere un’azione antinfiammatoria circoscritta al tratto gastrointestinale è opportuno assumere la curcuma in assenza di pepe nero così che la curcumina non venga assorbita e svolga la sua funzione a livello locale. Altre spezie da avere in dispensa potrebbero essere il peperoncino e lo zenzero, anche quest’ultimo un ottimo antinfiammatorio naturale oltre ad avere un potente effetto antinausea che all’occorrenza potrebbe essere utile.
Come ci si dovrebbe regolare quando si va a mangiare fuori?
A questa domanda rispondo nel più semplice dei modi, quando si va a mangiare fuori bisogna esagerare, abbondare, godersi il cibo come se non ci fosse un domani. Chiaro? Ma, piccolo particolare, tutto questo andrebbe fatto con una frequenza assai più ridotta di quella a cui siamo abituati.
Per chi invece mangia fuori anche tutti i giorni per necessità, lavoro per esempio, direi di attenersi alle buone regole generali per un corretto stile di vita, magari consultando un nutrizionista per venirne a conoscenza. Non sto neanche ad argomentare sul fatto che mangiare tutti i giorni un panino possa fare male alla salute a medio/lungo termine.
Un consiglio sull'alimentazione che sorprenda i nostri lettori
Vi stupirò: il mio consiglio è il digiuno. Non sto scherzando, sempre più studi su modello animale e umano dimostrano quanto sia la restrizione calorica che il digiuno (ovviamente controllato) creino le condizioni per un aumento dell’aspettativa di vita e un miglioramento della qualità della vita stessa, inteso proprio come minore probabilità di sviluppare patologie croniche e/o letali: patologie metaboliche, patologie cardiovascolari e patologie oncologiche. Questo è dovuto sia alla riduzione dello stress ossidativo secondario a ogni processo biochimico intracellulare, sia all’attivazione di certi processi molecolari intracellulari che avrebbero un ruolo protettivo nei confronti della cellula stessa. Tutto ciò si traduce in un minore invecchiamento cellulare quindi anche un fine estetico (rallentamento dell’invecchiamento) oltre che salutistico. A questo punto però bisogna capire come mettere in atto tale digiuno senza rischiare effetti indesiderati o carenze in termini di nutrienti e per questo è necessario l’intervento di un nutrizionista che, oltretutto, abbia conoscenza ed esperienza in tal senso. A grandi linee, potrei consigliare un giorno a settimana di digiuno completo, cioè 24 ore senza mangiare nulla ma bevendo molto (state tranquilli che non si muore di fame). Unica accortezza, faccia attenzione chi è diabetico e fa l’insulina, in questo caso, particolarmente delicato, è assolutamente necessario che ci si rivolga a uno specialista prima di intraprendere un “fai da te” che potrebbe portare anche a conseguenze estreme.
Mangiare bene vuol dire...
Mangiare bene vuol dire: nutrirsi con gli alimenti giusti che corrisponde ad assumere i giusti nutrienti non solo nella loro quantità ma anche e soprattutto nella loro qualità, considerando pure il giusto timing (tempistica dei pasti) e, non ultimo, in funzione di eventuali condizioni fisiologiche o patologiche che possano essere presenti o meno nella persona. Questo è il concetto.